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domenica 20 giugno 2010
sabato 19 giugno 2010
Due Formia nel campionato di Eccellenza?

Fondi in C2, il Gaeta sfiora la promozione e resta ben salda in serie D. Il Formia? Due squadre in eccellenza puntando ai 20 anni nella serie? Vota il sondaggio.
Egregio Direttore sono un giovane formiano, il campionato di calcio che interessa i club locali si è concluso con gioie e dolori.
Da una parte l'ennesima delusione del Formia calcio di patron Zangrillo che ancora una volta non riesce a lasciare l'eccellenza per approdare a serie superiori. Dall'altra ,la gioia della compagine Formia 1905 dei patron Carpinelli e Miele per aver meritato ed ottenuto la promozione in Eccellenza.
Ora mi chiedo e sarei curioso che voi lanciaste un sondaggio a tal riguardo, ma che senso ha vedersi in una cittadina come Formia due società sportive disputare lo stesso campionato?
Quanti sarebbero favorevoli ad una fusione delle due società? Io addirittura penserei a formare un'unico club del golfo?Che ne pensano i nostri lettori?
Un caro saluto R.T.
Da una parte l'ennesima delusione del Formia calcio di patron Zangrillo che ancora una volta non riesce a lasciare l'eccellenza per approdare a serie superiori. Dall'altra ,la gioia della compagine Formia 1905 dei patron Carpinelli e Miele per aver meritato ed ottenuto la promozione in Eccellenza.
Ora mi chiedo e sarei curioso che voi lanciaste un sondaggio a tal riguardo, ma che senso ha vedersi in una cittadina come Formia due società sportive disputare lo stesso campionato?
Quanti sarebbero favorevoli ad una fusione delle due società? Io addirittura penserei a formare un'unico club del golfo?Che ne pensano i nostri lettori?
Un caro saluto R.T.
Formia, Fantasia: "Aldo Forte peggio di una vuvuzela!"

Duro attacco dell'ex consigliere comunale di Rifondazione Comunista al neo assessore regionale Aldo Forte. Ha ragione o no?
Quando era un semplice consigliere regionale di opposizione era peggio di una "vuvuzela" (le trombe assordanti che si usano negli stadi del mondiale in africa n.d.r.). Ogni giorno accusava la Regione Lazio di inadempienze, di insensibilità e di menefreghismo. Gli ex lavoratori dell'ex cravattificio lo avevano eletto a rappresentante delle loro disgrazie e paladino delle loro rivendicazioni. E fu così che, in un solo colpo, Aldo Forte fece saltare i progetti di assunzione dei cantieri scuola del Comune di Formia e fece saltare finanche i progetti di ricollocazione degli ex lavoratori del cravattificio, concordati tra Comune di Formia, Provincia di Latina e Regione Lazio, indicando proprio quest'ultima come interlocutore diretto per la risoluzione dei loro problemi occupazionali. All'epoca, del resto, l'UdC governava a livello nazionale e provinciale e stava per vincere le elezioni amministrative a Formia, e quindi la colpa era solo della Regione Lazio.
Il 21 novembre 2007 il consigliere regionale Aldo Forte presentava una apposita interrogazione nella quale chiedeva "(...) di conoscere quali impegni concreti si intendano prendere per contribuire a risolvere il problema occupazionale dei lavoratori dell'ex cravattificio Pompei", e precisa che "(...) la giunta di centrosinistra, che a parole dice di essere sensibile alle problematiche del lavoro, continua in realtà a GIOCARE SULLA PELLE DEI LAVORATORI (...)" ;
Il 2 luglio 2009 Aldo Forte si rese conto che la situazione era improcrastinabile e dimostrando una sensibilità fuori dal comune disse "(...) mi sono fatto carico dei problemi di tanti lavoratori perché mi sono reso conto che non è possibile continuare a prospettare soluzioni irrealizzabili che non fanno altro che illudere tanta gente già esasperata da una vicenda che va avanti da anni (...) l'importante è che in tempi brevi si arrivi ad una soluzione, visto che i lavoratori non possono aspettare oltre e che attendono una risposta alla loro difficile situazione occupazionale" ;
Il 25 agosto 2009 lo stesso consigliere regionale minacciava addirittura di immolarsi dalla torre di Mola per il bene dei lavoratori, ma purtroppo non diede seguito ai suoi propositi : "(...) dietro queste persone ci sono tante famiglie in difficoltà economica e far finta di ignorare, continuare a indugiare e prendere tempo non aiuta a risolvere la complessa situazione. Invito pertanto l'assessore Tibaldi ad accelerare e attivare tutte le procedure per chiudere in maniera positiva questa vertenza. Non vorrei arrivare a una protesta estrema, tanto di moda in questi giorni, di salire sulla torre di Mola (...)";
Il 24 settembre 2009 l'audace e integerrimo consigliere regionale teneva a precisare che "(...) ho fatto presente all'assessore Tibaldi i disagi di tanti lavoratori e l'urgenza di non perdere altro tempo (...)".
Nel frattempo, alla faccia della solidarietà verso questi disoccupati, Aldo Forte ficcava mezza Maranola nella Regione Lazio, attraverso concorsi dalla regolarità palesemente dubbia.
Riassumendo, quindi, il consigliere regionale Forte è sempre stato a fianco delle lavoratrici e dei lavoratori dell'ex cravattificio, rivendicando per loro una soluzione dignitosa della loro vertenza, minacciando di immolarsi dalla torre di Mola, denunciando la Regione Lazio di ogni nefandezza e, che se fosse dipeso da lui, se al governo della Regione Lazio ci fosse stato lui, avrebbe risolto l'intera questione occupazionale e avrebbe trovato un posto di lavoro a ciascuno di loro.
E ora come la mettiamo? Tra una settimana Aldo Forte diventerà assessore regionale alle Politiche Sociali (altro che cazzi!) e diventerà proprio colui che dovrà decidere delle sorti dei cento ex lavoratori del cravattificio e avrà tutti gli strumenti legislativi e amministrativi per affrontare e risolvere definitivamente una questione che si protrae del 7 gennaio 2003, e avrà, finalmente, la possibilità di dimostrare che i propositi si possono trasformare in provvedimenti amministrativi. O no? Oppure quello che si dice la sera non vale la mattina? Ora il centrodestra governa a livello nazionale, regionale, provinciale, comunale e finanche europeo. Ora è giunto il momento della verità!
Sì, perché nel frattempo gli ex lavoratori del cravattificio sono sempre ex, e nei giorni scorsi, attraverso le pagine di Latina Oggi, hanno lanciato un ulteriore appello agli amministratori locali per la definizione della loro vertenza. Ma questa volta, a perorare le loro istanze, non c'era alcun consigliere regionale dell'UdC che li rappresentasse.
Se io fossi un ex lavoratore del cravattificio non mi farei scrupolo. Mi recherei dal neo assessore regionale alle Politiche Sociali e pretenderei un posto di lavoro. Lo pretenderei, anche, perché no, con la forza. Perché per cinque anni ha sempre detto e ripetuto che io, in quanto ex lavoratore del cravattificio, avevo DIRITTO a un posto di lavoro, che chi negava questo diritto GIOCAVA SULLA PELLE DEI LAVORATORI, che non era giusto ILLUDERE TANTA GENTE GIA' ESASPERATA DA UNA VICENDA CHE VA AVANTI DA ANNI, che I LAVORATORI NON POSSONO ASPETTARE OLTRE E CHE ATTENDONO UNA RISPOSTA ALLA LORO DIFFICILE SITUAZIONE OCCUPAZIONALE, e infine che DIETRO QUESTE PERSONE CI SONO TANTE FAMIGLIE IN DIFFICOLTA' ECONOMICHE.
Se il neo assessore regionale alle Politiche Sociali dovesse indugiare, prenderei in seria considerazione la questione della torre di Mola e, se fossi un ex lavoratore del cravattificio, lo aiuterei a realizzare quel proposito sempre minacciato e mai attuato.
Delio Fantasia
Il 21 novembre 2007 il consigliere regionale Aldo Forte presentava una apposita interrogazione nella quale chiedeva "(...) di conoscere quali impegni concreti si intendano prendere per contribuire a risolvere il problema occupazionale dei lavoratori dell'ex cravattificio Pompei", e precisa che "(...) la giunta di centrosinistra, che a parole dice di essere sensibile alle problematiche del lavoro, continua in realtà a GIOCARE SULLA PELLE DEI LAVORATORI (...)" ;
Il 2 luglio 2009 Aldo Forte si rese conto che la situazione era improcrastinabile e dimostrando una sensibilità fuori dal comune disse "(...) mi sono fatto carico dei problemi di tanti lavoratori perché mi sono reso conto che non è possibile continuare a prospettare soluzioni irrealizzabili che non fanno altro che illudere tanta gente già esasperata da una vicenda che va avanti da anni (...) l'importante è che in tempi brevi si arrivi ad una soluzione, visto che i lavoratori non possono aspettare oltre e che attendono una risposta alla loro difficile situazione occupazionale" ;
Il 25 agosto 2009 lo stesso consigliere regionale minacciava addirittura di immolarsi dalla torre di Mola per il bene dei lavoratori, ma purtroppo non diede seguito ai suoi propositi : "(...) dietro queste persone ci sono tante famiglie in difficoltà economica e far finta di ignorare, continuare a indugiare e prendere tempo non aiuta a risolvere la complessa situazione. Invito pertanto l'assessore Tibaldi ad accelerare e attivare tutte le procedure per chiudere in maniera positiva questa vertenza. Non vorrei arrivare a una protesta estrema, tanto di moda in questi giorni, di salire sulla torre di Mola (...)";
Il 24 settembre 2009 l'audace e integerrimo consigliere regionale teneva a precisare che "(...) ho fatto presente all'assessore Tibaldi i disagi di tanti lavoratori e l'urgenza di non perdere altro tempo (...)".
Nel frattempo, alla faccia della solidarietà verso questi disoccupati, Aldo Forte ficcava mezza Maranola nella Regione Lazio, attraverso concorsi dalla regolarità palesemente dubbia.
Riassumendo, quindi, il consigliere regionale Forte è sempre stato a fianco delle lavoratrici e dei lavoratori dell'ex cravattificio, rivendicando per loro una soluzione dignitosa della loro vertenza, minacciando di immolarsi dalla torre di Mola, denunciando la Regione Lazio di ogni nefandezza e, che se fosse dipeso da lui, se al governo della Regione Lazio ci fosse stato lui, avrebbe risolto l'intera questione occupazionale e avrebbe trovato un posto di lavoro a ciascuno di loro.
E ora come la mettiamo? Tra una settimana Aldo Forte diventerà assessore regionale alle Politiche Sociali (altro che cazzi!) e diventerà proprio colui che dovrà decidere delle sorti dei cento ex lavoratori del cravattificio e avrà tutti gli strumenti legislativi e amministrativi per affrontare e risolvere definitivamente una questione che si protrae del 7 gennaio 2003, e avrà, finalmente, la possibilità di dimostrare che i propositi si possono trasformare in provvedimenti amministrativi. O no? Oppure quello che si dice la sera non vale la mattina? Ora il centrodestra governa a livello nazionale, regionale, provinciale, comunale e finanche europeo. Ora è giunto il momento della verità!
Sì, perché nel frattempo gli ex lavoratori del cravattificio sono sempre ex, e nei giorni scorsi, attraverso le pagine di Latina Oggi, hanno lanciato un ulteriore appello agli amministratori locali per la definizione della loro vertenza. Ma questa volta, a perorare le loro istanze, non c'era alcun consigliere regionale dell'UdC che li rappresentasse.
Se io fossi un ex lavoratore del cravattificio non mi farei scrupolo. Mi recherei dal neo assessore regionale alle Politiche Sociali e pretenderei un posto di lavoro. Lo pretenderei, anche, perché no, con la forza. Perché per cinque anni ha sempre detto e ripetuto che io, in quanto ex lavoratore del cravattificio, avevo DIRITTO a un posto di lavoro, che chi negava questo diritto GIOCAVA SULLA PELLE DEI LAVORATORI, che non era giusto ILLUDERE TANTA GENTE GIA' ESASPERATA DA UNA VICENDA CHE VA AVANTI DA ANNI, che I LAVORATORI NON POSSONO ASPETTARE OLTRE E CHE ATTENDONO UNA RISPOSTA ALLA LORO DIFFICILE SITUAZIONE OCCUPAZIONALE, e infine che DIETRO QUESTE PERSONE CI SONO TANTE FAMIGLIE IN DIFFICOLTA' ECONOMICHE.
Se il neo assessore regionale alle Politiche Sociali dovesse indugiare, prenderei in seria considerazione la questione della torre di Mola e, se fossi un ex lavoratore del cravattificio, lo aiuterei a realizzare quel proposito sempre minacciato e mai attuato.
Delio Fantasia
venerdì 18 giugno 2010
Formia Servizi: Nessun colpo di mano del Comune. Si rifanno solamente i conti
Chi si aspettava
subito un finale con i fuochi d'artificio è rimasto sicuramente deluso. Il Comune di Formia, socio di maggioranza di Formia Servizi spa, informa che il prossimo passo non sarà il fallimento o la sperata chiusura agoniata da migliaia di cittadini, bensì, rifare i conti societari. Uniche due note positive l'azione sociale di responsabilità contro l'AD Vernetti e la messa a disposizione al Comune senza oneri, del solaio del Multipiano delle poste dove sorgerà l'ampliamento di Piazza Vittoria.
subito un finale con i fuochi d'artificio è rimasto sicuramente deluso. Il Comune di Formia, socio di maggioranza di Formia Servizi spa, informa che il prossimo passo non sarà il fallimento o la sperata chiusura agoniata da migliaia di cittadini, bensì, rifare i conti societari. Uniche due note positive l'azione sociale di responsabilità contro l'AD Vernetti e la messa a disposizione al Comune senza oneri, del solaio del Multipiano delle poste dove sorgerà l'ampliamento di Piazza Vittoria.Tratto da Latina Oggi
L'avvio di un'azione sociale di responsabilità nei confronti di Massimo Vernetti e dei componenti del consiglio di amministrazione uscente, per come hanno gestito la Formia Servizi e, soprattutto, la vicenda del Multipiano delle Poste.
E' quanto proposto dall'assemblea dei soci della società che si è riunita ieri sera e che ha dato mandato al Cda di procedere in tal senso.
Il suggerimento è scaturito dopo che il socio pubblico del Comune ha lamentato «il perdurante stato di deficit della società, che conferma una tendenza di una gestione non conforme e rispondente ai principi di efficacia ed efficienza dell'azione amministrativa».
La parte pubblica, inoltre, ha portato a conoscenza dell'assemblea il lavoro svolto dall'Unità di Progetto, che ha rilevato delle criticità ed inadempienze sulla costruzione del multipiano «che hanno determinato un extracosto pari al 50% del valore del progetto iniziale e peraltro non adeguatamente coperto, nonché una serie di costi non giustificati attribuibili all'amministratore delegato».
Ma il punto principale all'ordine del giorno della riunione dei soci ha riguardato il bilancio, già censurato dai revisori dei conti.
Ebbene, l'assemblea ha deliberato di rinviare e di riformulare il documento di bilancio dell'esercizio 2009, proprio per il parere negativo del Collegio sindacale e dei rilievi mossi dal dirigente dell'ufficio finanziario dell'ente.
Raffaele Manna
«Per il socio pubblico non risulterebbe oltretutto correttamente appostato un pignoramento presso terzi così come rilevato dalla competente avvocatura del Comune - ha aggiunto il rappresentante del Comune, l'assessore Raffaele Manna -. Inoltre sono stati evidenziati rilievi per quanto concerne la rappresentazione degli interessi passivi sul mutuo attinenti alla realizzazione del parcheggio multipiano».
I soci hanno discusso anche del problema del lastrico solare di copertura dell'area di sosta.
L'assemblea ha ritenuto di mettere a disposizione e senza onere alcuno il solaio a favore del Comune, dove insiste un finanziamento pubblico della Regione Lazio per un ammontare di circa 850 mila euro per la sistemazione di pavimentazione, arredo ed illuminazione della stessa piazza.
Sul Piano Economico Finanziario, il rappresentante del Comune ha rilevato che il Pef «è condizionato dalle risultanze di bilancio, e che pertanto deve essere riformulato».
L'assemblea dei soci si è aggiornata al 15 luglio 2010, con all'Odg la discussione e l'approvazione del bilancio d'esercizio 2009 riformulato sulla base delle indicazioni e dei rilievi scaturiti dalla relazione del Collegio sindacale.
E' quanto proposto dall'assemblea dei soci della società che si è riunita ieri sera e che ha dato mandato al Cda di procedere in tal senso.
Il suggerimento è scaturito dopo che il socio pubblico del Comune ha lamentato «il perdurante stato di deficit della società, che conferma una tendenza di una gestione non conforme e rispondente ai principi di efficacia ed efficienza dell'azione amministrativa».
La parte pubblica, inoltre, ha portato a conoscenza dell'assemblea il lavoro svolto dall'Unità di Progetto, che ha rilevato delle criticità ed inadempienze sulla costruzione del multipiano «che hanno determinato un extracosto pari al 50% del valore del progetto iniziale e peraltro non adeguatamente coperto, nonché una serie di costi non giustificati attribuibili all'amministratore delegato».
Ma il punto principale all'ordine del giorno della riunione dei soci ha riguardato il bilancio, già censurato dai revisori dei conti.
Ebbene, l'assemblea ha deliberato di rinviare e di riformulare il documento di bilancio dell'esercizio 2009, proprio per il parere negativo del Collegio sindacale e dei rilievi mossi dal dirigente dell'ufficio finanziario dell'ente.
Raffaele Manna
«Per il socio pubblico non risulterebbe oltretutto correttamente appostato un pignoramento presso terzi così come rilevato dalla competente avvocatura del Comune - ha aggiunto il rappresentante del Comune, l'assessore Raffaele Manna -. Inoltre sono stati evidenziati rilievi per quanto concerne la rappresentazione degli interessi passivi sul mutuo attinenti alla realizzazione del parcheggio multipiano».
I soci hanno discusso anche del problema del lastrico solare di copertura dell'area di sosta.
L'assemblea ha ritenuto di mettere a disposizione e senza onere alcuno il solaio a favore del Comune, dove insiste un finanziamento pubblico della Regione Lazio per un ammontare di circa 850 mila euro per la sistemazione di pavimentazione, arredo ed illuminazione della stessa piazza.
Sul Piano Economico Finanziario, il rappresentante del Comune ha rilevato che il Pef «è condizionato dalle risultanze di bilancio, e che pertanto deve essere riformulato».
L'assemblea dei soci si è aggiornata al 15 luglio 2010, con all'Odg la discussione e l'approvazione del bilancio d'esercizio 2009 riformulato sulla base delle indicazioni e dei rilievi scaturiti dalla relazione del Collegio sindacale.
150° Unità d'Italia: Formia per la Patria

Il programma delle Celebrazioni previste dal Governo per il 2011, in occasione del 150° Anniversario dell’Unità d’Italia, non può prescindere da un significativo coinvolgimento dell’Amministrazione Comunale e del Comune di Formia, poiché il suo territorio - allora Comune di Mola e Castellone - è stato teatro degli ultimi due grandi eventi che, di fatto, hanno determinato e sancito la fine del Regno borbonico e la nascita dell’Italia unita.
Il primo evento si riferisce all’ultima grande battaglia campale combattuta il 4 Novembre 1860, a Mola di Gaeta, la zona dell’attuale piazza Risorgimento, a Formia, tra le truppe borboniche e quelle piemontesi.
Il 2 Novembre 1860, tra il ponte di Mola e le pendici di Maranola, con le alture di S.Antonio e di Madonna di Ponza, viene approntata l’ultima linea di difesa dell’esercito delle Due Sicilie. In tutto, circa 20.000 uomini (tre battaglioni della Brigata Polizzy, tre battaglioni di Cacciatori leggeri esteri ed un battaglione del 3° Reggimento di linea, con solo due batterie) al comando del Generale Von Mechel, dispiegati lungo il torrente Rio Fresco, con alcuni avamposti posizionati tra Acquatraversa, Ponzanello e Castellonorato.
Di fronte, c’è il Corpo di spedizione piemontese, forte di 18.000 uomini, al comando del Generale De Sonnaz (che ha il suo quartier generale a Scauri) e diviso su due colonne: la prima, formata dal 1° Reggimento Granatieri di Sardegna e dal 14° e 24° battaglione Bersaglieri, con il compito di prendere Maranola e convergere su Mola; la seconda, composta dal 2° e 3° Reggimento Granatieri che doveva prendere contatto con il nemico lungo l’Appia ed attaccare frontalmente il borgo di Mola.
All’alba del 4 Novembre, un violento bombardamento dal mare delle navi sabaude, al comando dell’Ammiraglio Persano, dà inizio alla battaglia: le truppe di De Sonnaz muovono all’attacco e gli scontri tra i due schieramenti sono cruenti per l’intera giornata. Dopo una serie di assalti all’arma bianca, Granatieri e Bersaglieri conquistano le alture di Madonna di Ponza e S.Antonio, tagliando fuori Maranola, mentre a Mola i Granatieri si sacrificano nel tentativo di sfondare l’eroica resistenza borbonica. Solo nel pomeriggio, le truppe di Von Mechel, per evitare l’accerchiamento sul lato sinistro, sono costrette a ritirarsi, parte verso Itri e Terracina (Stato pontificio), parte nella fortezza di Gaeta, finché, a tarda sera, i Piemontesi conquistano Castellone.
L’ultima grande battaglia terrestre è vinta ed inizia l’epopea dei drammatici 100 giorni dell’assedio di Gaeta.
Il comandante in capo del Corpo di spedizione piemontese, Generale Enrico Cialdini pone il suo quartier generale nella “Real Villa di Caposele”, di proprietà dei Reali di Borbone che l’avevano espropriata alla Marchesa Olimpia De Mari, figlia di Don Carlo de Ligny, principe di Caposele.
In questa stessa villa di Caposele, l’8 Dicembre 1860, alloggerà anche il Re Vittorio Emanuele II, venuto in visita a Mola di Gaeta, per rendersi conto di persona su come procedeva l’assedio della fortezza.
Il secondo evento che sancisce la fine del Regno delle Due Sicilie e la nascita dell’Italia unita, avviene il 13 Febbraio 1861, nella villa di Caposele, con la firma della resa della piazzaforte di Gaeta e la fine delle ostilità.
A conclusione di un’eroica resistenza, durata 101 giorni ed una trattativa portata avanti per due giorni, sotto l’incessante cannoneggiamento, da terra e da mare, delle batterie piemontesi, alle ore 18,30 del 13 Febbraio 1861, nel salone d’onore di villa Caposele, il Generale d’Armata Enrico Cialdini, comandante in capo del Corpo di spedizione piemontese, ratifica il protocollo di resa della piazzaforte di Gaeta, firmato dal Governatore della piazza di Gaeta, Tenente Generale Francesco Milon e consegnatogli dalla Commissione borbonica per la capitolazione (composta dal Capo di Stato Maggiore dell’Esercito, Generale Francesco Antonelli, dall’Ammiraglio Roberto Pasca e dal plenipotenziario Ten. Colonnello Giovanni Delli Franci).
N.B. : Il 9 Gennaio 1861, il Re Francesco II di Borbone aveva nominato Governatore della piazza di Gaeta il Tenente Generale Giosuè Ritucci, poi entrato in aspra polemica con il Generale Cialdini sulle modalità con cui costui intendeva portare avanti le trattative di resa ed in particolare, sulla mancata concessione di una tregua, per cui, il 10 Febbraio 1861, Francesco II nomina nuovo Governatore della piazza di Gaeta il Tenente Generale Francesco Milon, onde non nuocere alle possibilità di quella resa onorevole che poi, il Milon firmò il 13 Febbraio.
N.B. : FORMIA - Il 12 Dicembre 1861, il Consiglio Comunale di "Mola e Castellone", in seduta straordinaria, con l'autorizzazione del Prefetto della Provincia, chiedeva al Real Governo "Sovrana Sanzione, onde questo Comune venisse chiamato col nome di Formia, anzichè di Mola e Castellone". Bisognerà attendere ancora qualche mese, perchè, finalmente, con Regio Decreto del 13 Marzo 1862, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del Regno d'Italia n.79 del 2 Aprile 1862 venga istituito ufficialmente il "Comune di Formia", a cui, solo con Decreto del 6 Gennaio 1866 verrà poi riconosciuto il titolo e la dignità di "Città di Formia".
Sergio Monforte
Il primo evento si riferisce all’ultima grande battaglia campale combattuta il 4 Novembre 1860, a Mola di Gaeta, la zona dell’attuale piazza Risorgimento, a Formia, tra le truppe borboniche e quelle piemontesi.
Il 2 Novembre 1860, tra il ponte di Mola e le pendici di Maranola, con le alture di S.Antonio e di Madonna di Ponza, viene approntata l’ultima linea di difesa dell’esercito delle Due Sicilie. In tutto, circa 20.000 uomini (tre battaglioni della Brigata Polizzy, tre battaglioni di Cacciatori leggeri esteri ed un battaglione del 3° Reggimento di linea, con solo due batterie) al comando del Generale Von Mechel, dispiegati lungo il torrente Rio Fresco, con alcuni avamposti posizionati tra Acquatraversa, Ponzanello e Castellonorato.
Di fronte, c’è il Corpo di spedizione piemontese, forte di 18.000 uomini, al comando del Generale De Sonnaz (che ha il suo quartier generale a Scauri) e diviso su due colonne: la prima, formata dal 1° Reggimento Granatieri di Sardegna e dal 14° e 24° battaglione Bersaglieri, con il compito di prendere Maranola e convergere su Mola; la seconda, composta dal 2° e 3° Reggimento Granatieri che doveva prendere contatto con il nemico lungo l’Appia ed attaccare frontalmente il borgo di Mola.
All’alba del 4 Novembre, un violento bombardamento dal mare delle navi sabaude, al comando dell’Ammiraglio Persano, dà inizio alla battaglia: le truppe di De Sonnaz muovono all’attacco e gli scontri tra i due schieramenti sono cruenti per l’intera giornata. Dopo una serie di assalti all’arma bianca, Granatieri e Bersaglieri conquistano le alture di Madonna di Ponza e S.Antonio, tagliando fuori Maranola, mentre a Mola i Granatieri si sacrificano nel tentativo di sfondare l’eroica resistenza borbonica. Solo nel pomeriggio, le truppe di Von Mechel, per evitare l’accerchiamento sul lato sinistro, sono costrette a ritirarsi, parte verso Itri e Terracina (Stato pontificio), parte nella fortezza di Gaeta, finché, a tarda sera, i Piemontesi conquistano Castellone.
L’ultima grande battaglia terrestre è vinta ed inizia l’epopea dei drammatici 100 giorni dell’assedio di Gaeta.
Il comandante in capo del Corpo di spedizione piemontese, Generale Enrico Cialdini pone il suo quartier generale nella “Real Villa di Caposele”, di proprietà dei Reali di Borbone che l’avevano espropriata alla Marchesa Olimpia De Mari, figlia di Don Carlo de Ligny, principe di Caposele.
In questa stessa villa di Caposele, l’8 Dicembre 1860, alloggerà anche il Re Vittorio Emanuele II, venuto in visita a Mola di Gaeta, per rendersi conto di persona su come procedeva l’assedio della fortezza.
Il secondo evento che sancisce la fine del Regno delle Due Sicilie e la nascita dell’Italia unita, avviene il 13 Febbraio 1861, nella villa di Caposele, con la firma della resa della piazzaforte di Gaeta e la fine delle ostilità.
A conclusione di un’eroica resistenza, durata 101 giorni ed una trattativa portata avanti per due giorni, sotto l’incessante cannoneggiamento, da terra e da mare, delle batterie piemontesi, alle ore 18,30 del 13 Febbraio 1861, nel salone d’onore di villa Caposele, il Generale d’Armata Enrico Cialdini, comandante in capo del Corpo di spedizione piemontese, ratifica il protocollo di resa della piazzaforte di Gaeta, firmato dal Governatore della piazza di Gaeta, Tenente Generale Francesco Milon e consegnatogli dalla Commissione borbonica per la capitolazione (composta dal Capo di Stato Maggiore dell’Esercito, Generale Francesco Antonelli, dall’Ammiraglio Roberto Pasca e dal plenipotenziario Ten. Colonnello Giovanni Delli Franci).
N.B. : Il 9 Gennaio 1861, il Re Francesco II di Borbone aveva nominato Governatore della piazza di Gaeta il Tenente Generale Giosuè Ritucci, poi entrato in aspra polemica con il Generale Cialdini sulle modalità con cui costui intendeva portare avanti le trattative di resa ed in particolare, sulla mancata concessione di una tregua, per cui, il 10 Febbraio 1861, Francesco II nomina nuovo Governatore della piazza di Gaeta il Tenente Generale Francesco Milon, onde non nuocere alle possibilità di quella resa onorevole che poi, il Milon firmò il 13 Febbraio.
N.B. : FORMIA - Il 12 Dicembre 1861, il Consiglio Comunale di "Mola e Castellone", in seduta straordinaria, con l'autorizzazione del Prefetto della Provincia, chiedeva al Real Governo "Sovrana Sanzione, onde questo Comune venisse chiamato col nome di Formia, anzichè di Mola e Castellone". Bisognerà attendere ancora qualche mese, perchè, finalmente, con Regio Decreto del 13 Marzo 1862, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del Regno d'Italia n.79 del 2 Aprile 1862 venga istituito ufficialmente il "Comune di Formia", a cui, solo con Decreto del 6 Gennaio 1866 verrà poi riconosciuto il titolo e la dignità di "Città di Formia".
Sergio Monforte
giovedì 17 giugno 2010
Gaeta: parte la Summer School

Il 21 giugno prende il via a Gaeta la Summer School, il programma dei corsi estivi dell’associazione Cantieri culturali. Tra le iniziative: preparazione al primo anno della scuola primaria e della scuola secondaria di I grado, recupero intensivo per i bambini del primo e del secondo anno della primaria, corsi di lingua straniera e di matematica, consolidamento didattico in previsione del nuovo anno, ma anche laboratori di minigiornalismo, disegno, découpage, arteterapia ed internet. I corsi estivi sono stati studiati per “formare”, per “recuperare”, ma soprattutto per “apprendere divertendosi”.
Ogni percorso è studiato per assicurare che i ragazzi imparino ma allo stesso tempo si divertano sviluppando l’immaginazione e la fantasia. I Cantieri culturali, come agenzia formativa in senso ampio, si propongono come luogo di opportunità non solo didattiche. Il patrimonio del doposcuola va ben al di là del semplice mobilitarsi per soddisfare i bisogni didattici dei giovani: è luogo di crescita, di opportunità educative, di relazioni sane con coetanei e adulti. Nel periodo estivo tali bisogni sono avvertiti con maggior forza: le famiglie hanno bisogno di personale e luoghi adeguati a soddisfare le esigenze dei figli in età scolare. Ecco quindi che ai Cantieri è possibile coniugare l’esigenza di vivere il tempo libero alla opportunità di mantenere allenata la mente in previsione del nuovo anno scolastico. La Summer School rappresenta il valore aggiunto dell’estate a Gaeta: un mix esplosivo di cultura, divertimento, impegno e creatività cui vanno aggiunti l’originalità delle proposte e la professionalità del corpo docente. Il calendario dei corsi è disponibile presso la sede dell’associazione in Via Europa 66, Gaeta. Tel. 0771.740257- 349.7304375.
Ogni percorso è studiato per assicurare che i ragazzi imparino ma allo stesso tempo si divertano sviluppando l’immaginazione e la fantasia. I Cantieri culturali, come agenzia formativa in senso ampio, si propongono come luogo di opportunità non solo didattiche. Il patrimonio del doposcuola va ben al di là del semplice mobilitarsi per soddisfare i bisogni didattici dei giovani: è luogo di crescita, di opportunità educative, di relazioni sane con coetanei e adulti. Nel periodo estivo tali bisogni sono avvertiti con maggior forza: le famiglie hanno bisogno di personale e luoghi adeguati a soddisfare le esigenze dei figli in età scolare. Ecco quindi che ai Cantieri è possibile coniugare l’esigenza di vivere il tempo libero alla opportunità di mantenere allenata la mente in previsione del nuovo anno scolastico. La Summer School rappresenta il valore aggiunto dell’estate a Gaeta: un mix esplosivo di cultura, divertimento, impegno e creatività cui vanno aggiunti l’originalità delle proposte e la professionalità del corpo docente. Il calendario dei corsi è disponibile presso la sede dell’associazione in Via Europa 66, Gaeta. Tel. 0771.740257- 349.7304375.
Palermo: Consigliere Regionale UDC in un giro di cocaina
Dopo il Senatore Mele qualche anno fa, l'UDC di Casini si ritrova ancora in una storia di Politica e cocaina.
Bastava qualche telefonata e la cocaina era gia' nel cassetto della segreteria politica del "nano". Cosi' veniva chiamato il deputato regionale dell'Udc Salvatore Cintola dal pusher, Giorgio Napolitano, e dall'intermediario, l'insospettabile segretaria del politico, Sabrina Di Blasi, che faceva la "spesa" per lei e per il capo.
I fatti risalgono al 2004 ma le manette, per Napolitano e la Di Blasi, sono scattate solo ora con l'operazione Dolly show (dal nome in codice del piccolo spacciatore che ha fatto la "soffiata") condotta dalla sezione antidroga della squadra mobile di Palermo, tra il capoluogo siciliano, Napoli e Firenze, e coordinata dal procuratore aggiunto Maria Teresa Principato con i pm della Dda Emanuele Ravaglioli e Marcello Viola. La polizia ha eseguito 28 ordini di custodia cautelare (erano 29 ma uno dei destinatari, Salvatore La Franca, e' morto a maggio), nove nei confronti di persone gia' detenute. Le accuse sono, a vario titolo, di associazione a delinquere e spaccio di stupefacenti. Sono state cosi' scoperte in Sicilia due organizzazioni con struttura piramidale che si rifornivano dalla Campania per la cocaina, che proveniva dal Sud America, e dalla Calabria per l'hashish, che veniva importato dal Marocco. La droga veniva poi smerciata agli insospettabili della "Palermo bene". E tra di loro c'era anche Cintola, che per le sue transazioni avrebbe utilizzato l'auto blu, inviando l'autista con i soldi dalla segretaria che a sua volta si riforniva da Napolitano. Ma l'accusa iniziale di peculato per Cintola e' stata archiviata e il deputato, che si proclama estraneo alla vicenda ("Non ho mai usato droga in vita mia"), e' stato solo segnalato alla Prefettura come assuntore di cocaina. L'esponente dell'Udc e' stato subito sospeso dal partito dal segretario nazionale, Lorenzo Cesa, che ha chiesto anche la sua espulsione. Era droga "buona" quella di cui si approvvigionavano gli arrestati: "roba di capriccio" dice Napolitano che era uno degli ultimi anelli di una catena che partiva dai cugini Salvatore e Enrico Alfano. Loro coprivano il rione Brancaccio, mentre la famiglia Caltabellotta la zona di corso Pisani. Tramite Alessandra Caltabellotta, la droga passava al marito, Giorgio Napolitano. Delle transazioni con i partenopei si occupava il "principe", Ciro Di Napoli, un altro dei personaggi chiave dello spaccio, che avrebbe fornito di cocaina anche la piazza catanese, e Domenico Filadoro. A loro gli investigatori sono arrivati seguendo i movimenti di Salvatore D'Anna. Il filone calabro porta invece a Vincenzo Giappone. Della purezza della droga si occupava il "chimico", Manfredi Mendolia. Per non farsi scoprire dagli inquirenti, gli arrestati parlavano di auto, pezzi di ricambio, centraline non funzionanti. Dietro le due organizzazioni c'era l'ombra della criminalita' organizzata che stava pero' un passo indietro. "Si tratta - ha spiegato Maria Teresa Principato - di due bande molto organizzate. Il punto fondamentale e' la facilita' con cui a Palermo si puo' reperire cocaina, eroina e hashish. Sono i mafiosi che foraggiano il traffico, anche se Cosa nostra sta dietro alle organizzazioni. Poiche' le pene per spaccio di droga sono alte, la mafia preferisce infatti lavorare in retroguardia".
Formia: Aldo Forte è Assessore Regionale

(ASCA) - Roma, 17 giu - E' stato raggiunto questa mattina l'accordo tra il presidente della Regione Lazio Renata Polverini, e l'Udc. ''Abbiamo lavorato insieme in queste settimane - dichiara Polverini - per arrivare ad una intesa.
Con questo accordo, nel rispetto del patto con gli elettori firmato in campagna elettorale e degli obiettivi programmatici condivisi, completiamo la composizione della giunta regionale che vedra' l'ingresso di Luciano Ciocchetti e di Aldo Forte''. Agli esponenti dell'Udc sara' attribuita la Vicepresidenza e le deleghe Urbanistica e Politiche sociali.
Con questo accordo, nel rispetto del patto con gli elettori firmato in campagna elettorale e degli obiettivi programmatici condivisi, completiamo la composizione della giunta regionale che vedra' l'ingresso di Luciano Ciocchetti e di Aldo Forte''. Agli esponenti dell'Udc sara' attribuita la Vicepresidenza e le deleghe Urbanistica e Politiche sociali.
Formia: Il Cisternone Romano, nuovi orari estivi

Il Cisternone Romano di Formia, una delle tante bellezze archeologiche che la storia ci ha lasciato in eredità. Venite a visitarlo ne vale veramente la pena!
Dal 15 Giugno al 31 Agosto il Cisternone Romano di Castellone osserverà il seguente orario:
dal Martedì alla Domenica dalle 17.30 alle 20.30.
Il costo del biglietto è di 2€ a persona, ridotto ad 1€ per i ragazzi da 11 a 18 ani, gratuito per i minori di 11 anni.
I visitatori saranno accompagnati dalle guide dell'Associazione Calliope di Formia all'interno dell'imponente cisterna sotterranea, tornando in dietro nel tempo di Duemila anni.
Interno Cisternone Romano di Castellone
La costruzione romana, denominata il "Cisternone Romano", è ubicata sulla sommità dell'Arce dell'antica Formiae, lungo tutto il lato dell'antico muro megalitico della roccia di Castellone.
Con questa struttura ipogea si risale al I secolo a.C., la sua funzione era di raccogliere e stabilizzare il flusso dell'acqua che proveniva dalle pendici di S. Maria la Noce e redistribuirlo a tutta l'antica città romana.
Le caratteristiche tecniche dell'opera sono imponenti: una superficie di circa 1100mq, un volume di circa 7000mc, un lunghezza massima di circa 63m e una larghezza massima di 24m.
Per info e prenotazioni
Associazione Calliope per la valorizzazione del Territorio
cell3478460873
www.associazionecalliope.info
dal Martedì alla Domenica dalle 17.30 alle 20.30.
Il costo del biglietto è di 2€ a persona, ridotto ad 1€ per i ragazzi da 11 a 18 ani, gratuito per i minori di 11 anni.
I visitatori saranno accompagnati dalle guide dell'Associazione Calliope di Formia all'interno dell'imponente cisterna sotterranea, tornando in dietro nel tempo di Duemila anni.
Interno Cisternone Romano di Castellone
La costruzione romana, denominata il "Cisternone Romano", è ubicata sulla sommità dell'Arce dell'antica Formiae, lungo tutto il lato dell'antico muro megalitico della roccia di Castellone.
Con questa struttura ipogea si risale al I secolo a.C., la sua funzione era di raccogliere e stabilizzare il flusso dell'acqua che proveniva dalle pendici di S. Maria la Noce e redistribuirlo a tutta l'antica città romana.
Le caratteristiche tecniche dell'opera sono imponenti: una superficie di circa 1100mq, un volume di circa 7000mc, un lunghezza massima di circa 63m e una larghezza massima di 24m.
Per info e prenotazioni
Associazione Calliope per la valorizzazione del Territorio
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www.associazionecalliope.info
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